Una condizione non è un limite

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su google
Condividi su whatsapp

Oggi lascio la parola a Giulia Pezzullo, ragazza che ha lottato contro l’anoressia. Questo è sicuramente un mondo su cui la società ha molto da imparare. Ho chiesto a Giulia quale fosse la sua visione di limite e, nonostante combattiamo entrambe con malattie del tutto differenti, la nostra definizione combacia.

Il concetto di limite l’ho sempre osservato a distanza, quasi come fosse una materia inconsistente al di fuori di me. Ho sempre affiancato aggettivi come invalidante, paralizzante, forzato, bloccante, complicato. In realtà è solo una cartina tornasole del nostro maledetto inconscio. Uno specchio. Un fotogramma riassuntivo delle nostre scuse. In ogni momento del nostro percorso ce ne mettiamo a seconda delle proprie esigenze. Ne facciamo uso a nostro piacimento. Sia chiaro, non voglio attribuire al limite solo degli abiti sporchi… Perché anche quando un vestito è rotto o macchiato, continua comunque a coprirci, nascondere nudità, tenere caldo. Però diciamocelo, ci rende bruttini.
Un limite che ha funto da colonna portante è stato il “non sentirsi in grado di”. Una scusante camuffata da limite. Lo vivevo intensamente come un limite personale, quando la realtà dei fatti era che dovevo guardare le cose da un altro punto di vista. Non mi sentivo adatta perché temevo le conseguenze, il fallimento, la delusione. Quel limite mi faceva stare nel limbo del “vorrei provare, ma meglio di no”. Così facendo, seminavo tanti “se” che una volta piantati nel mio terreno non facevano nascere nulla.
Un altro limite è stato il disturbo alimentare. Vissuto in maniera completamente invalidante, mi aveva condotto a credere che le mie giornate dovessero essere interamente dedicate al pensiero ossessivo di quel limite. Un modo come un altro per non fare, per traslare le emozioni che non volevo vivere. Uno scudo nei confronti della vita. Una nicchia buia vissuta come luogo di riparo.
Un altro grande ostacolo è stata l’accettazione. La continua lotta di onnipotenza che mi ha spinto, e talvolta ci prova ancora, nel tentativo di cambiare le persone con il desiderio di farle vivere meglio. E’ necessario trovare sostegno nella motivazione che una persona può stare bene in un luogo diverso da ciò che fa stare bene te.
I limiti che ci poniamo si nascondono facilmente e troppo spesso perdiamo la voglia di giocare a nascondino e stanarli. I limiti del cambiamento, delle relazioni, di un trasferimento, di un sogno. Abbiamo attribuito al concetto di limite quello di “condizione”. Condizioni che scegliamo mossi ognuno dalle proprie motivazioni, paure, dal trascorso, dalla volontà di mettere in standby, dal volersi proteggere. Condizioni che hanno tutte la caratteristica di poter essere cambiate. Ricominciamo ad attribuire al concetto di limite il suo valore e iniziamo a togliere le erbacce dal nostro giardino piantando qualche seme d’azione.

0

Lascia un commento